EXCURSION BARCO FARO DEL CABALLO

visita guidata al faro del cavallo

Commenti del tour in barca

 

Tour turistico commentato di 1 ora, navigando nella baia di Santoña con vista sulla spiaggia di Laredo e raccontando storie e leggende di questi villaggi di pescatori. Si esce dall’estuario verso il Mar Cantabrico.

 

Successivamente andremo a vedere il famoso Faro del Caballo, le grotte e le scogliere e, tornando attraverso la zona dei forti, entreremo nel Parco Naturale delle Paludi di Santoña.

 

Un bellissimo itinerario con viste spettacolari di questa zona della Cantabria, con le montagne e le catene montuose sullo sfondo.

 

Ideale per scattare splendide fotografie del paesaggio dalla barca, grazie ai cambiamenti di colore tra l’acqua, il verde delle montagne e il colore del cielo.

 

Un itinerario classificato dalle agenzie turistiche come escursione in barca di riferimento in Cantabria.

 

Commenti del tour in barca

 

Percorso commentato, escursione in barca al Faro del Caballo

 

recorrido comentado, excursion en barco al faro del caballo

 

1 – INIZIO DEL TOUR – 

Benvenuti a bordo e benvenuti a questa escursione marittima. Speriamo che trascorriate una piacevolissima gita in barca. Per un’ora visiterete questa zona del nord della Spagna. Vedrete il famoso Faro del Caballo, uno dei 10 luoghi imperdibili della Cantabria. Vedrete inoltre le scogliere, la baia, i forti, la spiaggia di Laredo, il porto e il Parco Naturale delle Paludi, uno spazio naturale protetto a livello internazionale.

Prima di proseguire con le spiegazioni del tour, vi informiamo che a bordo, sotto la scala, si trovano i servizi igienici per donne e uomini.

 – – – 

 

2 – ESTUARIO

 

In questo momento ci troviamo in un luogo che sembra un lago, ma in realtà è la foce di un fiume chiamato Río Asón. Il fiume nasce tra quelle montagne che vedete sullo sfondo, a 40 chilometri da qui, in una cascata naturale con un salto di 60 metri. Questa foce del fiume nel mare è un estuario e, in questo caso, rappresenta la principale zona umida del nord della Spagna. Si tratta di un’area protetta e di particolare interesse per il monitoraggio degli uccelli migratori che si spostano dall’Europa all’Africa.

 

Nel caso non lo ricordaste, un estuario è un’area in cui la marea sale e scende ma che, in generale, è protetta dall’impatto diretto delle onde sulla costa. Per questo motivo qui si accumulano i sedimenti che scendono dalle montagne e si depositano sostanze organiche ricche di nutrienti che danno grande vitalità a questo ecosistema.

 

Alla vostra destra potete vedere la spiaggia della città di Laredo, una lunga spiaggia di quasi 5 chilometri. Da questo lato termina con la foce del fiume, dove l’acqua è dolce, mentre dall’altro lato, affacciato sul mare aperto, l’acqua è salata e appartiene al Mar Cantabrico.

 

La spiaggia di Laredo è protetta dalla forza del mare perché il Monte Buciero di Santoña, da dove siamo partiti, ripara questa zona dalle tempeste dell’Oceano Atlantico. Per questo motivo è una spiaggia tranquilla, a forma di semicerchio e una delle più belle del nord della Spagna. È conosciuta anche come la «spiaggia dei bambini» per la sua sicurezza. Nel 90% dell’anno il mare qui sembra una piscina.

 

 

3 – CAMMINO DI SANTIAGO

 

Fin dal IX secolo questa spiaggia rappresentava una tappa per i pellegrini del Cammino di Santiago. Si diceva che queste acque salate curassero i piedi dei pellegrini, stanchi del lungo cammino dall’Europa fino a Finisterre, la «Fine del Mondo» (Galizia, nord-ovest della Spagna).

 

La Galizia è il luogo dove, intorno all’anno 800, furono ritrovate le ossa e le reliquie di San Giacomo Apostolo, discepolo di Gesù Cristo, che aveva diffuso il Vangelo in Europa.

 

Questo è il motivo per cui i cristiani europei percorrevano il pellegrinaggio attraverso il nord della Spagna. Questa fascia settentrionale, compresa tra i Paesi Baschi e le Asturie, non fu conquistata dai musulmani, che dominarono gran parte della Spagna per otto secoli dopo la conquista del 711 d.C. I cristiani utilizzavano quindi questa zona per evitare i territori controllati dall’Islam.

 

Per questo motivo, attraverso questo stretto tratto di mare che avete visto, ogni anno transitano più di 20.000 pellegrini, mantenendo viva l’antica tradizione del pellegrinaggio a Santiago de Compostela, luogo in cui fu scoperta la tomba dell’apostolo. Attraversavano questo tratto con una piccola barca per evitare un lungo giro via terra fino a Santoña.

 

 

4- STORIA DI LAREDO

 

Laredo è stata una delle città più importanti del nord della Spagna molti anni fa; nel XVI secolo era il porto della regina Isabella la Cattolica, chiamato Puerto de Castilla. Sua figlia, Juana la Loca, partì in nave da qui per l’Olanda per sposare Filippo il Bello. Nel 1501 anche Caterina d’Aragona partì da qui per sposare Enrico VIII e divenne regina d’Inghilterra. Anche il grande imperatore del mondo, Carlo V di Germania, fu qui nel 1556, quando iniziò a sentirsi malato e stanco a causa dell’età, abdicò il potere a favore di suo figlio Filippo II e si ritirò per morire in Spagna. Tornò in questo porto di Laredo in nave dalla Germania, poiché desiderava conoscere il porto dal quale sua madre Juana era partita in nave per sposare suo padre, Filippo di Borgogna. Il fatto che questo grande imperatore del mondo, Carlo V, fosse stato a Laredo rese questo villaggio di pescatori un luogo di scambi commerciali via mare tra la Spagna e altri paesi europei. Laredo è classificata come una città di re e regine fin da quel periodo, tra il XV, il XVI e il XVII secolo.

 

5 – LAREDO TURISTICA

 

Laredo è attualmente la località turistica estiva, con una spiaggia tranquilla dove migliaia di turisti vengono a trascorrere le loro vacanze. A Laredo vivono 11.000 persone, ma in estate arriviamo a 90.000. Questo è dovuto al fatto che è una spiaggia ideale per le famiglie: è molto bassa e non genera onde. Per questo è conosciuta anche come spiaggia dei bambini, grazie alla sua sicurezza. È ampia e non presenta problemi di capacità.

 

In questa località si trova il più grande centro storico medievale della Cantabria, un luogo davvero molto bello da visitare, oltre alla chiesa di Santa María de la Asunción, che è in stile gotico. Da qui si vede anche il monte che si trova di fronte al porto (dove si trova il muro di pietra): quel monte è ciò che resta di un vulcano che, curiosamente, è attraversato da un tunnel di 220 metri visitabile, che conduce all’altro lato della montagna, affacciato sul mare aperto. È l’unico luogo al mondo con un tunnel così lungo scavato sotto un deposito di cenere vulcanica.

 

6 – PARTENZA DAL PORTO DI LAREDO VERSO LA STORIA DEL FARO DI SANTOÑA 

 

Ora ci dirigiamo verso il mare aperto, nel Mar Cantabrico. Se guardate tra poco, sulla destra, a 8 km da qui vedrete uno scoglio che emerge dall’acqua con la forma di una balena; è conosciuto come la balena della costa settentrionale della Spagna. Dietro quello scoglio a forma di balena si trova la città di Bilbao.

 

Dato che siamo su un’imbarcazione, vi ricordiamo alcuni termini nautici:

 

La parte anteriore di una nave si chiama prua, la parte posteriore poppa, il lato sinistro è babordo e il lato destro tribordo. La lunghezza di una barca si chiama lunghezza, mentre la larghezza si chiama baglio.

 

L’unità di distanza in mare è il miglio nautico (1.852 metri), che corrisponde alla suddivisione dei 40.000 chilometri della circonferenza terrestre in 360 gradi. Non bisogna confondere il miglio nautico con il miglio terrestre (equivalente a circa 1.600 metri). Come unità di velocità, invece, utilizziamo il nodo, che corrisponde a percorrere 1 miglio nautico in 1 ora.

 

Una nave rimane a galla grazie al principio di Archimede. Per diventare comandante di una barca sono necessarie conoscenze di meteorologia, matematica, fisica, navigazione, salvataggio in mare, radiocomunicazioni, segnalazione marittima, oltre che delle leggi e dei regolamenti marittimi.

 

Ora stiamo andando dall’altra parte di Santoña, che sembra essere una sorta di isola separata dalla costa cantabrica e che, nel suo insieme, è un parco naturale e un’area protetta. Salendo sulla montagna non ci sono case né strade: c’è soltanto la vita naturale, con capre, volpi, cinghiali, rettili, uccelli, alberi e vegetazione.

 

Santoña è un’isola emersa dalle acque 50 milioni di anni fa, in un’epoca in cui le collisioni tra i continenti africano ed europeo crearono pieghe e diedero origine a catene montuose. Qui davanti, la pressione di quella collisione tra placche fece emergere verso l’alto i sedimenti costituiti da milioni di conchiglie e resti di molluschi che si trovavano sotto il mare, formando questa sorta di isola. Per questo motivo la roccia è di natura calcarea e, proseguendo, vedrete grotte e cavità, formatesi grazie all’erosione dell’acqua salata su questo tipo di roccia.

 

Lungo la cima della scogliera che vedete davanti a voi corre un sentiero e, dalla sommità, parte una scalinata di oltre 760 gradini che scende fino al faro che vedete più avanti. Camminando dal centro di Santoña fino al Faro del Caballo si impiegano quasi 2 ore e bisogna attraversare cespugli e vegetazione per quasi 4 chilometri (2,4 miglia).

 

Quel faro che vedete viene visitato ogni anno da oltre 30.000 persone: alcuni percorrono sentieri escursionistici, altri scendono per fare il bagno in quella zona ricca di grotte e cavità. Il nome del faro è «del Cavallo» e, se il mare lo permetterà, è proprio lì che ci avvicineremo. Il faro fu costruito nel 1862 e, a quell’epoca, accanto ad esso c’era una piccola casa dove vivevano il guardiano del faro, sua moglie e i loro cinque figli piccoli. La vita allora era difficile, poiché non c’erano né elettricità né imbarcazioni a motore. Quando il mare era in tempesta, non potevano raggiungere il paese in barca. Per questo motivo, nel 1880, furono impiegati alcuni detenuti del carcere situato nel porto di Santoña per costruire la scalinata di cui abbiamo parlato prima, composta da 760 gradini.

 

Storicamente, Santoña fu un insediamento militare grazie alla sua posizione strategica sulla costa. In seguito, quando i sistemi di attacco e difesa degli eserciti cambiarono completamente, divenne una piazzaforte obsoleta (alla fine del XIX secolo) e si trasformò in un importante porto peschereccio, diventando oggi il principale porto per l’asta del pesce della comunità autonoma della Cantabria e uno dei più importanti della Spagna.

 

Dal punto di vista culturale possiede un ricco patrimonio. Si parte dalla Chiesa di Santa María del Puerto, un tempio romanico del XIII secolo, la cui curiosa leggenda racconta che l’apostolo Santiago visitò questo luogo nell’anno 37, dando origine a un’antica chiesa che, secoli dopo, i Benedettini trasformarono in un monastero. Meritano inoltre una visita i palazzi, oltre ai forti e agli altri monumenti che vedremo più avanti.

 

Si distingue anche l’industria conserviera, sviluppata dai produttori italiani che introdussero la tecnica della salagione, oggi famosa per una delle più squisite specialità gastronomiche: l’acciuga del Cantabrico.

 

Santoña è inoltre conosciuta per il carattere allegro e socievole dei suoi abitanti, sempre pronti a celebrare feste popolari, tra cui i famosi carnevali, considerati i più belli e importanti del nord della Spagna.

 

 

7 – FARO DEL CABALLO 

 

Il Faro del Caballo e i suoi dintorni, le sue scogliere, le sue grotte, sono uno dei luoghi più belli della Cantabria visti dal mare.

 

Tutte le guide nazionali e internazionali gli hanno conferito il riconoscimento di essere il luogo più bello di questa costa.

 

Il faro è un luogo che ogni anno viene visitato da migliaia di persone. Si chiama così, “del Cavallo”, perché nel XIX secolo non esistevano imbarcazioni a motore e, in caso di tempeste in mare, le piccole barche non potevano essere utilizzate. Per questo motivo, il trasporto di cibo, utensili, materiali e altro veniva effettuato dai cavalli, che percorrevano sentieri tra montagne e scogliere.

 

Questo faro fu costruito nel 1862. In quegli anni c’era una piccola casa dove vivevano il guardiano del faro, sua moglie e i loro cinque bambini. Per quella famiglia la vita era difficile e dura: soli e isolati. Se il mare era in tempesta, non potevano allontanarsi da lì. Per questo motivo, nel 1880 alcuni detenuti del carcere del porto di Santoña costruirono la scalinata di cui abbiamo parlato in precedenza. Il faro fu costruito per avvertire del pericolo di avvicinarsi alla costa, poiché sotto l’acqua ci sono numerose rocce. In quegli anni, un faro situato a livello del mare indicava alle navi che dovevano mantenersi lontane dalla costa.

 

Con l’avanzare del XX secolo, la tecnologia portò all’introduzione delle imbarcazioni a motore e non fu più necessario vivere stabilmente nel faro, poiché il guardiano abitava in paese e raggiungeva il faro con una barca a motore. Oggi il faro non è più in funzione, poiché esistono il GPS e i moderni sistemi di navigazione, ed era inoltre diventato obsoleto a causa della difficoltà tecnica di accesso.

 

In questo tratto di costa, la maggior parte delle persone apprezza particolarmente il colore verde smeraldo dell’acqua e, durante l’estate, ama fare il bagno in queste acque cristalline. Molti entrano anche nelle grotte nuotando o con piccole imbarcazioni. Vi ricordiamo che quello che state ammirando è uno dei 10 luoghi da visitare in Cantabria. Anche la celebre Guida Repsol lo ha inserito tra questi.

 

8 –FRATE DI RUPE 

 

Se guardate dritto davanti a voi, proprio dove la montagna precipita in quella imponente scogliera verticale, scoprirete una delle formazioni rocciose più famose della nostra costa: la *Peña del Fraile* (la Roccia del Frate).

Osservando attentamente, il profilo della roccia disegna la sagoma perfetta di un volto rivolto a sinistra.

 

Lasciate che vi aiuti a tracciare la silhouette: proprio in riva al mare, potete vedere il mento. Salendo un po’, la roccia si protende a formare un grande naso, con la linea della fronte appena sopra. Se guardate verso il centro della parete rocciosa, dove inizia la vegetazione, vedrete una macchia scura che assomiglia perfettamente a un occhio di profilo. A coronare la figura, la parte più alta della montagna si protende verso il cielo, imitando un *capirote*, il classico cappuccio appuntito indossato dai monaci.
È una vera scultura naturale!

 

 

9 –  FRANCESI A SANTOÑA. NAPOLEONE 

 

Per comprendere l’importanza di questo luogo, dobbiamo fare un viaggio nel tempo.

Nel 1639, la Francia dichiarò guerra alla Spagna. Il celebre cardinale Richelieu ordinò il dispiegamento di un’imponente flotta composta da 70 navi e 5.000 soldati francesi con un obiettivo ben preciso: distruggere i cantieri navali nascosti dietro Laredo e Santoña.

Tra il XVI e il XVII secolo, la Spagna era la prima potenza navale del mondo. Da qui salpavano infatti i galeoni che diedero origine alla celebre espressione secondo cui «nell’Impero spagnolo il sole non tramontava mai», grazie ai suoi possedimenti che si estendevano dalle Americhe fino alle isole Filippine.

Laredo era il porto commerciale ufficiale della Corona verso il resto d’Europa, e Richelieu intendeva infliggere un colpo mortale all’economia spagnola. Purtroppo, i francesi riuscirono nel loro intento. Laredo e Santoña furono saccheggiate e incendiate; i loro appena 1.200 abitanti non poterono fare nulla contro l’esercito invasore. Dopo la distruzione arrivò anche la peste. Questa duplice tragedia fece sì che, alcuni anni più tardi, Santander diventasse il capoluogo della provincia, mentre Laredo perse per sempre il grande prestigio e il potere di cui aveva goduto.

Ma la storia non finisce qui. Molto tempo dopo, intorno al 1800, questo angolo di Spagna fu soprannominato «la Gibilterra del Nord» oppure «l’isola di Napoleone Bonaparte in Spagna». Nel periodo di massimo splendore del suo impero, che arrivò a dominare dodici Paesi europei, Napoleone considerò Santoña un punto strategico di fondamentale importanza.

Come avrete certamente notato, a Santoña si può accedere via terra soltanto attraverso lo stretto passaggio dal quale siete arrivati in autobus. Per proteggere questo unico accesso, nel 1812 l’imperatore ordinò la costruzione di una possente fortezza che impedisse l’avanzata delle truppe spagnole e britanniche: un edificio che oggi ospita un istituto penitenziario.

Se ora guardate alla vostra destra, un tempo qui si trovava una spiaggia. Oggi potete osservare centinaia di piccoli blocchi di pietra lungo la riva: un tempo facevano parte della scogliera.

Napoleone, grande stratega, temeva un attacco alle spalle attraverso la spiaggia, con piccole imbarcazioni e soldati nemici. Per questo motivo ordinò ai suoi ingegneri militari di far saltare la roccia con la polvere da sparo, distruggendo la spiaggia che esisteva in questo punto e impedendo così qualsiasi tentativo di sbarco da parte del nemico. Quello che vedete oggi alla vostra destra è dunque un’opera di ingegneria militare voluta da Napoleone Bonaparte.

Tuttavia, l’avidità e l’accecamento del potere ne provocarono la caduta. La sua ossessione di conquistare la Russia nel pieno dell’inverno si rivelò un errore fatale. Arrivò a radunare un esercito colossale di 700.000 soldati — la Grande Armée — facendolo marciare dalla Francia fino a Mosca. Una volta giunti a destinazione, trovarono una città incendiata e deserta; il freddo estremo e la fame costarono la vita a circa mezzo milione dei suoi uomini. Fu la fine del suo impero.

Dopo essere stato sconfitto, processato ed esiliato sull’isola d’Elba, Napoleone fu costretto a rinunciare, con grande dolore, alla sua preziosa fortezza spagnola di Santoña.

 – – –

 

10 – I FORTI, IL LUNGOMARE E IL PORTO  

 

Alla vostra destra potete vedere il Forte di San Carlos, costruito intorno al 1700. Era conosciuto come un «forte trappola» perché era magistralmente mimetizzato tra gli arbusti e la vegetazione del pendio. Le navi nemiche scorgevano soltanto la fortificazione situata più avanti e, pensando che il fuoco sarebbe partito da lì, fermavano la loro avanzata proprio in questa zona, convinte di trovarsi fuori dalla sua portata. Quello che non sapevano è che, proprio in quel momento, diventavano un bersaglio perfetto per i cannoni nascosti qui sulla destra, che li sorprendevano con violente scariche di artiglieria. Si ha infatti notizia che, nelle acque alla vostra sinistra, ben otto navi siano affondate nel 1720.

Poco più avanti, osservando attentamente la parete rocciosa, scopriremo l’immagine della Vergine del Porto, patrona e protettrice dei marinai di Santoña. La sua devozione è legata a una splendida leggenda che ha come protagonista il santoñese più illustre: Juan de la Cosa.

Fu il celebre cartografo di Cristoforo Colombo e il proprietario della caravella Santa María durante il primo viaggio verso il Nuovo Mondo. La tradizione racconta che, temendo di affrontare per la prima volta la traversata dell’Atlantico, si recò nella sua parrocchia a Santoña, prese una piccola statua della Vergine e la portò con sé a bordo della nave. Alcuni mesi dopo, tornato sano e salvo da quella straordinaria impresa, attribuì la sua fortuna alla protezione della Madonna. Da allora, la fede dei marinai nei suoi confronti è rimasta incrollabile.

Proseguendo lungo la costa, vedrete il Forte di San Martín, un’imponente struttura che arrivò a ospitare ben quaranta cannoni di difesa. La cosa più curiosa è che non sparò mai un solo colpo di cannone. A quell’epoca le navi erano costruite in legno e ai comandanti nemici bastava scorgere la maestosità della fortezza per invertire immediatamente la rotta, temendo di essere colpiti.

Per concludere il nostro percorso, davanti a noi apparirà il molo d’imbarco e, proprio alle sue spalle, il grande monumento dedicato a Juan de la Cosa. È un omaggio più che meritato al figlio più illustre di Santoña, il grande marinaio e cartografo che per primo rappresentò sulle sue carte nautiche l’Oceano Atlantico, le terre del continente americano e le isole dei Caraibi.

 – – –

 

11 – Paludi, Parco Naturale e conclusione 

 

Per concludere il nostro itinerario in battello, entriamo nelle Paludi di Santoña, uno spettacolare parco naturale e un’area protetta di straordinario valore ambientale. Rigorose leggi spagnole ed europee tutelano questo ecosistema, poiché rappresenta un santuario naturale e una tappa fondamentale per migliaia di uccelli migratori che ogni anno si spostano dal Nord Europa verso l’Africa per sfuggire ai rigori dell’inverno.

Queste acque possiedono una ricchezza ecologica eccezionale grazie all’estuario, dove l’acqua dolce dei fiumi si mescola con quella salata del mare. Questa combinazione crea un ecosistema unico, capace di trattenere i microrganismi e le sostanze nutritive organiche che scendono dalle montagne. Insieme al microplancton presente sui fondali marini, costituiscono il nutrimento ideale per vongole, ostriche, granchi e numerosi piccoli invertebrati che vivono nei sedimenti che vedete davanti a voi. Seguendo la catena alimentare, questa straordinaria abbondanza richiama anche specie di maggiori dimensioni che risalgono dal mare per nutrirsi, come spigole, salmoni e calamari.

Se ora guardate alla vostra destra, scorgerete la Plaza de Toros di Santoña, famosa a livello internazionale per una caratteristica davvero unica: è costruita a solo un metro dalle acque del mare. Proprio alle sue spalle si trova il porto peschereccio di Santoña, il più importante di tutta la Cantabria e un autentico punto di riferimento per la pesca nel nord della Spagna.

Infine, se rivolgete lo sguardo verso le montagne sull’altra sponda della baia, a circa quattro chilometri di distanza vedrete il paese di Colindres. Proprio lì sorgevano gli antichi cantieri navali reali dove fu costruita la leggendaria Santa María, la nave della spedizione che portò alla scoperta dell’America; un’imbarcazione che, come vi ho raccontato in precedenza, apparteneva al nostro illustre concittadino di Santoña, Juan de la Cosa, che ne fu proprietario e armatore.

Con questo magnifico panorama, dove storia e natura si fondono in un’unica cornice, termina il nostro viaggio.

Vi ringraziamo di cuore per averci accompagnato a bordo e permetteteci di salutarvi con un augurio speciale:

«Vi ricordo che la vita è un dono dell’universo. Vivetela intensamente, imparate ogni giorno qualcosa di nuovo, ridete, siate felici e possano realizzarsi tutti i vostri sogni.»